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Vaccini, perché bisogna affidarsi alla scienza

Siamo nel pieno della campagna vaccinale e ci stiamo sollevando lentamente dalla pandemia che ha stravolto il Pianeta. Come ne usciremo psicologicamente, difficile dirlo. Ma una cosa è sicura. La vaccinazione di massa ha tirato fuori le più astruse teorie complottiste sui vaccini, che cozzano con l’evidenza dei numeri.

Analizzando lo stato d’arte del piano vaccinale la situazione non è affatto negativa.

Al netto dei ritardi dovuti alla prima fase in cui non c’era un sufficiente rifornimento di dosi, le somministrazioni avvengono in modo sostenuto. Una rappresentazione in continuo aggiornamento è offerta dal Gruppo Sole 24 Ore a questo LINK. Nel momento in cui scriviamo sono stati vaccinati il 30% della popolazione italiana con la prima dose, per un totale di circa 18 milioni di assistiti (8 milioni con prima e seconda dose). La media delle somministrazioni ben lontana dalle intenzioni del Commissario straordinario Figliuolo, con l’ultimo dato disponibile di 467.760 al giorno. Di questo passo l’immunità di gregge, la copertura del 70% della popolazione, si avrebbe nella prima metà di settembre, contro le previsioni governative che parlano di agosto 2021.

Eppure abbiamo assistito a specifici vaccini essere messi in dubbio a causa di un’eccessiva enfasi ad alcuni casi di trombosi, tanto che diverse persone si sono rifiutate di assumerlo.

Ciò ha spinto alcune Regioni, come la Sicilia, a donare migliaia di scorte di Astrazeneca a Puglia e Veneto perché altrimente inutilizzate. Un paradosso in una situazione in cui ogni singola dose deve essere usata vista la ridotta quantità a disposizione. Vaccinarsi è importante per far ripartire l’economia messa in ginocchio (come analizzavamo QUI:)  e ritornare a vivere un’esistenza più serena. Anche perché i possibili pericoli derivanti dai vaccini sono quasi nulli rispetto ai vantaggi e derivati principalmente da malattie pregresse. 

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in una recente analisi dei dati fino al 26 aprile, comunica che dall’inizio della campagna si sono registrate 56.110 reazioni avverse su un totale di poco più di 18 milioni di dosi, ovvero 309 ogni 100.000. Ma il 91% di queste si possono riassumere in dolori localizzati nel punto di iniezione, febbre, dolori muscolari. Qualcuno la definirebbe ‘fuffa’. Appena l’8.6% equivalgono a reazioni gravi, cioè 27 eventi ogni 100.000 somministrazioni. Di queste ben poche mortali: in totale 223 decessi in Italia, per una media con esito fatale di 1,23 su 100.000 vaccinazioni. In termini probabilistici sono più alte le probabilità di soccombere all’influenza (una possibilità su 63) o con un incidente stradale (1/90). Solo essere colpiti da un fulmine (1/960.000) risulta più remoto nelle possibilità.

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