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Ti rispondo con un emoji

Le emoji sono diventate ormai insostituibili nel linguaggio delle chat e sui social. Ne siamo circondati e, spesso, se non le associamo alla conversazione scritta rischiano di generare errori nella comprensione. 

Bisogna fare subito una distinzione tra emoticon ed emoji. Le prime, più antiche, mimano le espressioni facciali usando la punteggiatura: un sorriso allora sarà così 🙂 Queste nacquero nel 1982, ad opera di Scott Falham, che propose l’uso di : – ) in una chat online. 

Gli emoji invece sono immagini e simboli realistici, come la faccia gialla con gli occhi e la bocca sorridente. Il primo set di immagini, 176 emoji in icone 12×12 pixel, furono create nel 1997 dall’operatore telefonico giapponese SoftBank. Il successo fu sorprendente in un Paese, come quello del Sol Levante, dove da sempre vi è una fortissima timidezza nell’esprimersi. E i simboli divennero presto più di 800. Oggi vi è un consorzio, Unicode, che si occupa della definizione delle nuove emoji e della loro categorizzazione. Facebook ha annunciato che lancerà prossimamente soundemoji. 

Un successo che continua a crescere secondo le analisi della piattaforma Statista (consultabile qui: ). Nel prossimo anno le emoji riconosciute diventeranno 3500. Tra queste sono state inserite da pochi mesi gesti tipici del linguaggio non verbale degli italiano, come la celebre mano che mima il gesto ‘ma che vuoi?’. Ma anche immagini legate alla recente pandemia, come la siringa del vaccino. 

Nel campo uno dei massimi esperti è Jeremy Burge, storico delle emoticon e fondatore di Emojipedia, sito web che raccoglie e cataloga tutte le emoji. Questa forma di comunicazione è inizialmente spopolata tra i giovani degli anni ‘90, come avviene normalmente per i teenager (ne avevamo discusso anche qui: ) ma si è ormai assestata a quasi tutte le fasce di età.

In Italia, stando alle interviste realizzate da Samsung, le emoji preferite sono quelle del bacio (41,4%) che supera di poco la sardonica risata con le lacrime (40,9%). Terzo posto all’odiato pollice in su (29,7%). Le usano soprattutto le donne comprese tra i 35 e i 44 anni. Gran parte del campione è convinto però che dovrebbero essere usate con maggiore parsimonia e solo se ne si comprende realmente il senso (76%). Non solo, ma l’eccessivo uso rende difficile la comunicazione tra chi invia e chi riceve (67%).

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