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LA GUERRA NELL’ERA DIGITAL

La guerra in Ucraina ha dimostrato fin da subito di essere un conflitto “al passo con i tempi”. Non c’entrano le armi, in questo caso, bensì i mezzi digitali che sono protagonisti indiscussi della situazione. Vengono utilizzati non solo per divulgare informazioni e notizie provenienti da tutto il Paese, ma anche per sostenere e creare una rete di solidarietà per gli ucraini impegnati nella fuga dalle loro città e per chi rimane invece a combattere. Il via a questa rete lo ha dato qualche giorno fa il vice primo ministro e ministro per la trasformazione, Mykhailo Fedorov, chiedendo attraverso Twitter donazioni in bitcoin ed ethereum, due delle criptovalute più usate al mondo, a sostegno della resistenza del Paese. Secondo SlowMist AML, società di sicurezza blockchain che tiene traccia delle donazioni in cripto inviate al governo e alle principali ong ucraine, è di quasi 55 milioni di dollari la cifra raccolta a livello globale.

In poco più di una settimana, inoltre, si sono moltiplicate le iniziative a sostegno della popolazione ucraina, coinvolgendo anche tecnologie innovative come le opere in NFT, mentre un gruppo di volontari ha creato in sole 24 ore una piattaforma chiamata Prihistok (in ucraino “rifugio”) nata appositamente per mettere in contatto chi fugge dalla guerra con chi ha la possibilità di ospitarli.

Nel frattempo, i social media hanno dimostrato anche in un contesto così drammatico tutto il loro potenziale, tanto che molti ormai parlano di “social war”.

Perché la guerra si vince anche con il consenso e il potere dei social media.

 

Se da una parte i social network vengono usati costantemente dalla popolazione ucraina per documentare a tutto il mondo digital gli orrori dei bombardamenti e le condizioni in cui le persone stanno vivendo queste ore, dall’altra le piattaforme social sono utilizzate proprio dalle istituzioni. Su questo fronte, il Presidente Zelensky ha messo in campo una strategia comunicativa partecipata e moderna, facendo leva anche sul suo passato da attore; da Twitter a Telegram, il governo ucraino sfrutta a suo vantaggio le grandi potenzialità del mondo social. Almeno su questo fronte, l’Ucraina sta battendo la Russia.

In tutto ciò però l’ombra della disinformazione è sempre presente e per arginare il fenomeno i social dell’universo Meta lavorano costantemente alla verifica delle informazioni e dei contenuti divulgati. Nella fase di analisi, il centro operativo costituito da Meta ha bloccato l’accesso alle pagine Facebook e ai canali Youtube dell’emittente Russia Today e dell’agenzia stampa Sputnik, colpevoli di divulgare fake news nel più ampio contesto dell’intensa propaganda avviata da Putin. Sul fronte digital, il presidente russo, infatti, è lontano anni luce dal presidente ucraino.

La sua propaganda corre sui media tradizionali, facilmente controllabili dal Cremlino: dalla televisione di stato alle agenzie di stampa, non c’è controinformazione che possa mettere in discussione la parola di Putin. Soprattutto per evitare ciò, la Russia ha deciso di oscurare i social più popolari e ora sta pensando addirittura di abbandonare internet.